SPAZIO E TEMPO VUOTI – il futuro dell’iperflessibilità

Domani partiamo per INTRAVERSO 2012, la nostra seconda avventura di questo viaggio a piedi sul territorio italiano, alla ricerca di nuovi percorsi e nuovi orizzonti. Quest’anno ho avuto la grande opportunità di pubblicare su La Ciudad Viva un’intensa riflessione sull’importanza del camminare come pratica meditativa, fondamentale in un mondo che tende all’iperattività. Credo che il camminare contenga i due elementi fondamentali attorno ai quali si sviluppano i miei interessi degli ultimi mesi: lo spazio e il tempo. Camminare significa infatti disegnare nel nostro tempo uno specifico spazio vuoto, per poterlo riempire con un movimento lento attraverso il paesaggio.

Da quando, qualche mese fa, avevo annunciato la mia intenzione di rivedere in modo radicale il mio rapporto con il lavoro e le mie attività produttive, sono successe molte cose e ho pensato parecchio. Credo sia stato il periodo più eterogeneo della mia vita. Una cosa che posso dire, sopra tutte, è che “non lavorare” è molto più difficile di quanto pensiamo. “Pensate che sia difficile lavorare otto ore al giorno tutti i giorni? Provate a vivere come vivo io” diceva Bukowski. Ecco alcune cose a caso fra quelle che ho fatto in questi sei mesi di “vuoto” volontario:

– diretto il workshop slowbusiness : come creare tempo vuoto per migliorare la gestione di un’azienda

– lanciato il progetto di creazione di pasta a domicilio farine00 e entrato in contatto con i progetti Gnammo (social eating) e Ostello Bello (social space)

– insegnato architettura parametrica alla scuola di Marne La Vallée

– conosciuto vari progetti di coworking e lanciato a Madrid il progetto di creative cohousing lagunas.in

– finalmente fatto una mia pagina personale con alcuni dei miei progetti su francescocingolani.cc

– vissuto con cento euro al mese a Parigi

– visitato l’occupazione creativa di Milano, Macao

– viaggiato in Francia, Spagna e Italia anche per partecipare alla conferenza Edgeryders organizzata in collaborazione con Il Consiglio Europeo: un evento tanto bizarro quanto interessante e pieno di energia.

– sperimentato la condizione di lavoratore leggero nomade, cambiando località ogni 3 o 4 giorni per un mese senza mai “andare in vacanza”

– avuto mille e mille dubbi su tutte le cose qua sopra e sul miglior modello per il futuro della mia vita ma anche quella della società

La lista potrebbe continuare ma è già abbastanza noiosa da poter smettere qui. Per settembre non ho la più pallida idea di che cosa farò. L’unica cosa sicura è che sarò a Parigi e che continuerò ad occuparmi di progetti che hanno a che fare col tempo e lo spazio. Probabilmente lavorerò più di 3 ore al giorno, soprattuto per poter pagare tutte le spese. Una delle cose più importanti che ho capito in questi mesi di meditazione strategica, è che alla fine sono un architetto. Anche se la costruzione non mi interessa, amo lo spazio.

I love space.

 

2 thoughts on “SPAZIO E TEMPO VUOTI – il futuro dell’iperflessibilità”

  1. beh, hai fatto tantissime cose , ed anche molto, molto interessanti ! a settembre forse riuscirai a riposarti :-{)
    ciao

  2. chapeau. hay que tener huevos también, detto con un francesismo.
    mi ricordo quando provai a rallentare il mio tempo e a fare solo una cosa alla volta. ci vuole fermezza ma anche un ambiente che possa accettare e capire questo tipo di esperimento chiamiamolo. io non ce la feci anche per questo. il mio circolo sociale di allora non capiva l’importanza che aveva il farlo in generale e farlo per ME nello specifico. un peccato. suerte!!!

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