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Smettere di lavorare. Qualche mese fa ho annunciato su questo blog che sarebbe stato il mio progetto per il 2012. Detto, fatto. A gennaio 2012 ho iniziato a smettere. E ora voglio raccontarlo qui. Cosí, per vedere chi c’è dall’altra parte. Ammetto anche che ieri mattina, mentre iniziavo a scrivere questo testo, ho avuto l’impressione di essere sul punto di pubblicare un post molto pericoloso. Ma comunque andiamo avanti. A voler essere precisi, non ho proprio smesso di lavorare. Si tratta più che altro di lavorare in modo molto diverso, di rivedere radicalmente l’equilibrio fra il lavoro e il tempo libero o, come preferisco dire io, l’equilibrio fra il tempo in cui sono occupato e il mio “tempo vuoto”. Il vuoto per me è molto importante, sia nel tempo che nello spazio. Forse, mi dico, perché è nel vuoto che inizia la creazione. Ecco: a me sembrava che di questo vuoto ce ne rimanesse sempre meno e comunque a me non bastava. Ho deciso quindi che il 2012 sarebbe stata l’occasione per riaverne. Vuoto nello spazio, semplificando la mia vita e riducendo gli oggetti che mi circondano; vuoto nel tempo, svuotando la mia agenda.

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FOTO: Marta C.

Llevo varios meses reflexionando sobre el concepto de #slowbusiness y una de las cosas que estoy haciendo es utilizar los fantásticos paisajes del campo de @montecanepino (el pueblo donde he nacido) para atraer profesionales interesados en tomar un descanso creativo y realizar una meditación estratégica sobre sus actividades de negocio.

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Ci-dessus: les premiers raviolis de Valentina, preparés avec des outils non conventionnels.
Entre autres, le pied d’un meuble en haut à droite (nous n’avions pas un rouleau à pâtes :)

Ma recette de pâtes fraîches:

50g de souvenir de ma grand-mère le dimanche matin en train de préparer les pâtes
30 cl de magie qui transforme des ingrédients si simples dans un plat délicieux
1 morceau de création: donner l’âme à des matière inanimées
70 g de pure jeu, se salir les mains en entrant en contact avec la matière
1 cuil. à soupe de sens éthique: utiliser des produits locaux. Partout dans le monde on peut trouver oeufs et farine

Ce sont les ingrédients qui font de cette recette un produit spécial.
C’est au même temps une recette révolutionnaire, parce que vous pouvez changer les quantités, voire ajouter des autres ingrédients.

Je m’appelle Valentina, j’adore la cuisine simple, mais avec une bonne dose d’énergie.

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Et moi c’est Francesco.
Si vous lisez ce texte vous savez probablement que je suis un architecte un peu bizarre: nous voilà tout le deux, V et moi, devant un miroir.

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Alcuni degli sponsor e media-partners con cui siamo in contatto io e Valentina per il nostro progetto INTRAVERSO 2012 ci hanno chiesto giustamente di avere qualche informazione in piú.

Il progetto è in una fase ancora preliminare, ma abbiamo già definito alcuni punti abbastanza importanti e vorrei approfittare di questo blog per condividerli con chi mi legge.

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| Che cos’è INTRAVERSO 2012 |

INTRAVERSO 2012 è un giro d’Italia a piedi, seguendo sentieri poco battuti, che evita le grandi vie di comunicazione a favore di strade più lente, meno conosciute, più intraverse. Per noi, il viaggio è uno strumento di conoscenza. La rivista whymarche descrive il nostro primo INTRAVERSO come segue:

Francesco e Valentina. Due ragazzi che per lavoro e per mestiere lavorano a stretto contatto con la tecnologia, con il progresso, con il futuro. Due ragazzi che hanno un’anima “antica” per certi versi e che voglio riscoprire…”  il territorio italiano, i suoi paesaggii, le sue città e la sua gente, ritrovare questo paese Italia che entrambe hanno lasciato ormai parecchi anni fa per motivi professionali ma non solo.

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Sarà un po’ la tristezza della fine del viaggio che si avvicina, sarà che non ho voglia di arrivare, sarà questo vento un po’ fastidioso, ma oggi intraverso mi sembra più che altro una fuga.
A me le fughe non piacciono.
Abbiamo incrociato un pastore sul cammino che ci raccontava di un mezzo pazzo che faceva il percorso del Grande Anello senza fermarsi mai, per anni. Poi è scomparso.
C’è pure da aggiungere che scappare muovendosi, seppure poco pratico, rimane un sistema efficace.
Ma come ho detto la fuga non è cosa mia. Allora c’è da tornare ad essere incredibilmente forti per essere se stessi, pure al mare, pure in città, pure in mezzo a tutti.
La pressione sociale è una forza fisica, come la gravità, l’elettricità e l’amore.
Andrà quindi studiata, misurata, combattuta.
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Questo è un piccolo estratto del testo che io e Valentina stiamo preparando per la pubblicazione del prossimo numero di whymarche, che conterrà il resoconto del nostro viaggio INTRAVERSO.
Le immagini di questo post sono le mie cosiddette “imagenes tuneadas” che ho preparato per la rivista.
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Ho scoperto che Internet è pieno di gente che racconta di come ha lasciato il proprio lavoro per seguire le proprie passioni.

Magari voi sapete già tutto, ma per me è stata una vera scoperta.
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