THE APRIL PROJECT / Tempo vuoto e spazi lontani

francesco —  April 27, 2013 — Leave a comment

Oggi è il 27 aprile 2013 ed è il quarto e ultimo giorno del proggetto APRIL. Come avevo annunciato all’inizio del mese in francese, THE APRIL PROJECT è un progetto che sperimenta lo spazio e il tempo vuoti. Le condizioni del progetto sono semplici. Ogni settimana di aprile cancello 24 ore dalla mia agenda, prendo un appartamento su airbnb a Parigi (che à anche la città dove vivo) e ci vado a stare per queste 24 ore. In questo lasso di tempo non posso lavorare, né prendere impegni. Devo essere off, spento, in attesa, senza programmi. Devo cercare di capire che cosa significhi non fare niente e che cos’è questo tempo vuoto che mi interessa, come si misura, come si materializza.

THE APRIL PROJECT
est un projet sur l’espace et le temps vides.
Lire en Français.

Il giorno numero 1 (dalle 15 di martedì 2 aprile fino alle 15 di mercoledì 3 aprile) ho abitato nel Marais, al 62 de la rue du roi de Sicile, in un piccolo studio al quinto piano che era stato occupato, molto tempo fa, dalla scrittrice Béatrice Beck. Il giorno 2 (dalle 17 di martedì 9 aprile alle 17 di mercoledì 10 aprile) ho vissuto vicino Place d’Italie, nel quartiere cinese, in questo appartamento. Il giorno 3 ho vissuto a Montmartre. Oggi, per il 4 giorno, sono a Londra e l’appartamento è centralissimo anche se non so nemmeno bene dove sia. L’ho trovato grazie ad un amico.

Questo progetto assomiglia ad altre cose che ho fatto negli ultimi anni. Però stavolta volevo fare questa cosa semplice e senza compromessi. Non volevo nessuno scopo, nessuno obiettivo dietro il far niente in uno spazio non mio. Volevo solo creare una condizione propizia per altre cose che sarebbero potute succedere. Poco più di anno fa avevo annunciato su questo blog l’inizio di un esperimento che consisteva nel lavorare 3 ore al giorno per 6 mesi. Il progetto aveva interessato molte persone, ed era anche stato criticatissimo. Fatto sta che, ad oggi, è il post più letto del mio blog ;). Anche lì si trattava di svuotare tempo, ma con una prospettiva diversa, quella del downshifting.

Pochi mesi dopo avevo raccontato di un workshop slowbusiness, che consisteva bel prendere un uomo d’affari super impegnato (nello specifico il direttore dello studio Hugh Dutton Associés), svuotare la sua agenda per due giorni, portarlo in campagna lontano da tutti e non fare niente insieme a lui. Si partiva dal presupposto che per migliorare il futuro strategico della sua attività il modo migliore fosse creare, semplicemente, tempo vuoto per pensare.

Lo stesso processo di creazione collaborativo dreamhamar, a cui avevo partecipato nel 2011, è stata una progettazione consapevole di tempo vuoto (lo spiego qui, ma è in francese :).

Invece stavolta non volevo avere nessuno scopo. 24 ore e basta. Il processo doveva essere energeticamente autosufficiente. Niente da fare prima, niente da fare dopo. Zero infrastrutture.

THE APRIL PROJECT = 24 x 4 = 96 ORE

A me piace creare processi e stabilire delle condizioni, vedere poi che succede. In architettura si chiama conditional design (“the process is the product”), in matematica è un modo per creare nuovi mondi e studiare geometrie non euclidee.  L’artista Robert Irwin parla, invece, di conditional art e credo di sentirmi molto vicino al suo discorso.

CHE COS’È IL TEMPO?

Day 1/4 – 62 rue de rivoli / 11:18 / hour 18 : mentre guardo il telo della doccia del bagno di questa che oggi è casa mia (foto sopra), capisco che lo spazio e il tempo sono diventati interessanti nel momento in cui abbiamo iniziato ad avere la capacità di fare cose indipendentemente da dove ci troviamo e indipendentemente dal momento della giornata. Più le cose che possiamo fare ovunque aumentano, più lo spazio vuoto è interessante. Più le cose che possiamo fare in qualsiasi momento aumentano, più il tempo vuoto è interessante. Fino a prima di iniziare questo progetto avrei pensato che tutto questo dipendesse da internet, ma non ne sono più sicuro.

Abbiamo la sensazione di poter fare tutto o quasi, ovunque o quasi, in qualsiasi momento o quasi. Lo spazio e il tempo si frammentano, si infrangono, si rompono in mille pezzettini, diventano liquidi. Allora capisco all’improvviso il mio bisogno di raccontarle queste 24 ore moltiplicate per 4. Ho bisogno di mettere quello che succede dentro un documento, dentro una pagina, dentro una cartella, ho bisogno che tutto quello che certifica la mia esperienza sia raccolto in qualche punto ben preciso, in un contenitore vuoto che io voglio riempire. Ne ho bisogno per rassicurarmi, per vincere l’angosciante pensiero di un mondo che si disperde e della mia vita si disperde insieme a lui.

Se lo spazio e il tempo si frammentano, quello che abbiamo voglia di concentrare è allora la nostra esperienza. Cosa pensiamo, vediamo, sentiamo in 24 ore? Abbiamo bisogno di raccontarlo, di scriverlo, di dire che ci siamo stati, lì in quel punto preciso.

Il nostro corpo e noi siamo gli unici presenti, gli unici irripetibili. Tutto il resto avrebbe potuto farlo qualcun altro in qualche altro posto, in qualche altro momento, nel futuro o nel passato del mondo. Abbiamo un’idea? Qualcuno ce l’ha già avuta. Ma la combinazione di averla in quel preciso spazio e tempo è unica ed irripetibile.

IL TEMPO COME MISURA DELLA NOSTRA ESISTENZA

A 12:30 del giorno numero 1 mi sono allungato sul letto e avevo il sole in faccia. Non mi era mai capitato prima di avere il sole in faccia a Parigi stando sul letto. Ho pensieri sparsi, cerco di elencare le cose che mi piacciono. Discuto con Domenico Di Siena di quello che sto facendo. Stiamo dicendo che gira tutto intorno all’idea contenitore. Nel 2006, io Domenico e Alfonso abbiamo creato ALGOMAS ARTE RIVOLUZIONARIO, un movimento artistico basato sulla nozione di contenitore sistematico:

Algomas è un contenitore vuoto, costituito da significante puro: Algomas è niente. È solo una scatola dove buttare tutto per studiare le reazioni che potremmo ottenere. Algomas è contenitore sistematico: tutti possono metterci dentro tutto. È un luogo dove poter mettere i pensieri senza spazio, quelli che di solito si perdono nell´aria: ARTE! 
Adesso tutti questi pensieri possono stare insieme e mescolarsi e creare Algomas. 
Algomas nasce e crea un contenitore. Il contenitore raccoglie gli oggetti-senza-spazio. Gli oggetti ri-creano Algomas. Algomas cambia e ricrea un nuovo contenitore…

Allora ci mettiamo a dire che THE APRIL PROJECT sta giocando col nostro modello di giorno, usando la cosa più normale che abbiamo: il nostro tempo. Tutti sappiamo che cos’è un giorno, che cosa sono 24 ore. Tutti lo viviamo. Il tempo è l’unica cosa che ci accomuna tutti, che ci unisce alla respirazione della terra e dell’universo. Il tempo rimane pure se la tecnologia lo distorce e lo annulla. La tecnologia ha violentato e mutato il tempo fuori di noi, ma dentro rimane tutto uguale. Il giorno è nostro. Il corpo è quello che abbiamo di più intimo, e  il giorno è ciò che abbiamo di più esterno. Nel senso che niente ce lo toglie di dosso: sono in stretta relazione. Voglio trovare questa relazione, questo filo che unisce il nostro corpo al tempo. Perché poi il giorno è anche il nostro proprio ritmo carnale, la nostra pulsazione vitale, la nostra respirazione. Lì, dentro i nostri corpi, la tecnologia ancora non c’è arrivata. E io voglio andare a cercarla per 24 ore, e per farlo ho bisogno di non essere a casa mia.

Credo che tutti intravediamo questa relazione, pero’ nessuno si è veramente fermato a guardare per capire cosa succede. Io 24 ore a settimana sono stato OFF per cercare di capirlo. A volte sento che questo progetto ho attraversato una linea molto importante. A volte mi ha fatto anche paura.

” ESO ES ARTE? “

Con Alfonso abbiamo discusso se questo progetto fosse arte o meno. Secondo Alfonso THE APRIL PROJECT “non è arte anche se si potrebbe molto facilmente far passare come tale”. Secondo lui si tratta più che altro di un esperimento vitale, un’attivismo della non-azione. E forse ha ragione: sto rivendicando uno spazio/tempo per non fare niente.

Non ho ancora sentito voci di artisti parlare di tempo vuoto. In compenso ho letto parecchi imprenditori o personalità del web che trattano la questione con molta intensità. Ecco ad esempio un pezzo di Luca Conti e uno di Penelope Trunk (in inglese) che aprono un orizzonte molto interessante sulla non linearità del tempo.

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Voi che ne pensate di questa cosa che ho fatto?
Me lo fate sapere lasciando un commento o contattandomi?
Inoltre, se sapete di qualcuno lavora su cose simili, mi sarebbe utilissimo saperlo.

Se tutto va bene, fra poco organizzeremo a superbelleville un evento sullo spazio e il tempo vuoti. Ne stiamo parlando insieme ad Alessandro

Grazie a Domenico – urbanohumano.org – e Alfonso – skotperez.net – le cui contribuzioni sono state volontariamente mescolate a questo testo.

 

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