Pensieri sulla Villa Buonaccorsi

La Villa Buonaccorsi è in vendita all’asta, lo sapevi?

Quando l’ho saputo qualche mese fa, mi è sembrata subito una bella opportunità per immaginare che cosa questo luogo potrebbe diventare di bello, come potrebbe servire il territorio e le comunità, che cosa potrebbe accogliere di nuovo ed attraente.

L’obiettivo di questo piccola pubblicazione è di condividere qualcuna delle mie riflessioni e magari creare contatti con chi, come me, sta riflettendo sul tema e sente di avere cose da dire.

Se non conosci la Villa, ecco un link (in inglese) con delle belle foto e qualche informazione.


Ed ecco i miei pensieri :

Chi deve fare la prima mossa ?

La domanda che tanti si fanno è: chi dovrebbe o chi potrebbe comprare (per vari milioni di euro), restaurare (serviranno ancora altri milioni di euro), ideare e gestire in modo sostenibile un tale bene?

Un’azienda?
Il Comune di Potenza Picena?
La Regione?
Lo Stato?!
Un cittadino?
Più cittadini?

Per creare qualcosa di bello, utile, e sostenibile, penso che la risposta dovrà essere articolata e complessa, insomma tutt’altro che binaria.

Sicuramente il ruolo istituzionale del Comune e della Regione saranno importanti, ma dubito che gli investimenti et le competenze necessarie per far vivere e perdurare un luogo del genere debbano limitarsi alla sfera pubblica.
Servono finanziatori e servono competenze specifiche per creare e far funzionare un modello di questa entità; per questo è auspicabile un dialogo fra istituzioni, soggetti privati e cittadini.

Quindi pubblico e privato sì, ma serve anche la comunità.
Mi sembra che senza una comunità di cittadini (ma non solo) difficilmente si potrebbe perpetuare qualcosa di valido.

Va bene, ma quale comunità ?

Anche qui la risposta secondo me deve avere più sfaccettature.
Credo che un progetto alla Villa sarà possibile solo se andiamo oltre il territorio e i confini geografici della Regione.

Secondo dobbiamo pensare a:

  1. La comunità locale
    Parlo della scala comunale e territoriale regionale. A questo livello possiamo trovare persone che hanno un legame storico ed emotivo molto forte con la Villa. Questo ingrediente è fondamentale per la creazione di ogni immaginario.
  2. La scala nazionale
    Che cosa potrebbe diventare Villa Buonaccorsi per l’Italia? Ci pensi? A me vengono in mente mille risposte, ma non sono più giuste di tante altre che si potrebbero immaginare insieme. Di certo, ci sono i presupposti per creare qui un nuovo tipo di centralità, soprattutto in un momento come questo in cui servono nuovi modelli per i territori.
  3. La scala internazionale
    Se guardiamo il contesto locale e i bisogni tradizionali del territorio, sembra impossibile immaginare un progetto fattibile. È per questo che è fondamentale mobilizzare reti e comunità internazionali che possano arricchire il progetto e ibridarsi con la sfera locale. Mi viene facile pensare che la Villa potrebbe entrare dentro circuiti europei che verrebbero ad infondere energie nuove. Tali energie potrebbero valorizzare la Villa in certi periodi specifici magari con eventi, camp o altri formati. Giusto per fare qualche esempio, questo luogo non potrebbe diventare un hub produttivo territoriale del network Fab City? Oppure un laboratorio dell’ European Creative Hub Network? Uno spazio nella rete mondiale Copass? E ancora diventare destinazione prediletta della popolazione di nomadi digitali che in questo momento cresce a dismisura in seguito al covid-19 e al fenomeno smart working.

Da dove si comincia ?

Secondo me dalle comunità, appunto.
E queste comunità vanno create e sopratutto curate e dinamizzate.

Ci penso da un po’: forse per questo si potrebbe cominciare costituendo un’associazione di cittadini e soggetti interessati ad immagine e scrivere il futuro della Villa Buonaccorsi.

Questa associazione funzionerebbe come contenitore per le riflessioni, le idee, il dibattito, e potrebbe avere questi 3 obiettivi:

  1. A corto termine (nei prossimi mesi) attivarsi per fare in modo che con l’asta il bene vada in mano a un ente capace di garantire – come dicevo sopra – la creazione di qualcosa di bello, utile e sostenibile.
    Potrebbe essere un gruppo di acquisto pubblico o privato ad esempio; oppure l’associazione potrebbe essa stessa acquisire il bene all’asta, magari grazie a un sistema di doni e finanziamenti partecipativi tipo crowdfunding (bellissimo l’esempio francese dei Dartagnans in questo senso). Qualunque sia la soluzione, va messa in atto velocemente perché le prime udienze dell’asta sono previste per Novembre 2020 e Febbraio 2021.
  2. In contemporanea (diciamo da adesso fino all’anno prossimo), l’associazione dovrebbe elaborare un progetto, uno scenario (o anche più di uno), scrivere insomma una visione condivisa, concreta e realista di quello che questi spazi potrebbero diventare. In altre parole rispondere alla domanda “come questi spazi potranno un giorno diventare un luogo integrato alla comunità, al territorio e all’Europa?”
  3. Sul lungo termine, e una volta che ci sarà il progetto di cui sopra, questa associazione deve essere in grado di garantire la messa in atto di questa visione, coinvolgere i finanziatori e gli esperti necessari, e in fine fare in modo che questa visione sia perpetuata e che la Villa sia correttamente gestita e mantenuta.

Scrivimi !

Villa Buonaccorsi ti interessa?
Sei d’accordo con me o al contrario non sei per niente d’accordo?
Ti va di condividere le tue idee e riflessioni?

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