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Oggi è il 27 aprile 2013 ed è il quarto e ultimo giorno del proggetto APRIL. Come avevo annunciato all’inizio del mese in francese, THE APRIL PROJECT è un progetto che sperimenta lo spazio e il tempo vuoti. Le condizioni del progetto sono semplici. Ogni settimana di aprile cancello 24 ore dalla mia agenda, prendo un appartamento su airbnb a Parigi (che à anche la città dove vivo) e ci vado a stare per queste 24 ore. In questo lasso di tempo non posso lavorare, né prendere impegni. Devo essere off, spento, in attesa, senza programmi. Devo cercare di capire che cosa significhi non fare niente e che cos’è questo tempo vuoto che mi interessa, come si misura, come si materializza.

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“Hai presente cosa sia un coworking?”
“No, ma ho visto che è una parola che usi con molta soddisfazione!”
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La settimana scorsa ho fatto un sacco di baccano con questa storia che cercavo dei volontari a Parigi per comparire in televisione insieme a me e Valentina sul canale LA7. In due giorni non sono riuscito a trovare nessuno, ma per fortuna il reportage è stato annullato. La direzione de Le Invasioni Barbariche si è vista costretta ad annullare il viaggio a Parigi all’ultimo minuto per un cambio di programma improvviso. È stato un peccato, pero’ almeno l’esperienza è servita per un primo contatto con il mondo della televisione. Abbiamo scoperto che Daria Bignardi ha un blog e abbiamo conosciuto Laura e Giancarlo (pure lui ha un blog) della redazione.

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La giornalista Candida Morvillo, in seguito al suo articolo su “Sette” del Corriere della Sera ha rielaborato la storia di Valentina e pubblicato questo articolo il cui titolo potrebbe far pensare che anche noi viviamo con 200 euro al mese, come mi hanno fatto notare alcuni miei conoscenti. Non è cosí: non siamo cosí fighi da riuscire a vivere a Madrid e a Parigi con 200 euro al mese. E soprattutto la nostra pasta non è “richiestissima” com si dice nell’articolo, visto che il progetto è ancora in fase embrionale ed attivo esclusivamente in fase beta tramite invito.

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Quando faccio la pasta non penso a niente. Quando faccio le orecchiette penso solo a che mi vengano bene e senza troppi sforzi: belle, concave, nè troppo asciutte, nè troppo bagnate. E’ il mio modo di creare qualcosa e non credo sia dovuto – come i malpensanti insinuerebbero – a un frustrato senso di maternità o all’istinto di onnipotenza del generare. Si tratta di costruire la realtà fuori di me in maniera concreta, pratica, dar vita a una realtà fisica di odori, sapori, forme e colori. Forse è la smaterializzazione della realtà attraverso la virtualità delle nuove tecnologie che mi induce al bisogno di concretezza, ma anche senza computer a 15 ann iero lì che facevo le mie sciarpette a mano. No, non ho 70 anni, non ci crederete ma qui a Parigi con la mia pasta fatta a mano sono anche una alla moda, e queste pratiche dei “lavori femminili” non le ho ereditate dai miei avi, le ho imparate con internet. Una vera e propria contraddizione? A voi giudicare.  Continue Reading…