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DOWNSHIFTING

personal blog of Francesco Cingolani

La settimana scorsa ho fatto un sacco di baccano con questa storia che cercavo dei volontari a Parigi per comparire in televisione insieme a me e Valentina sul canale LA7. In due giorni non sono riuscito a trovare nessuno, ma per fortuna il reportage è stato annullato. La direzione de Le Invasioni Barbariche si è vista costretta ad annullare il viaggio a Parigi all’ultimo minuto per un cambio di programma improvviso. È stato un peccato, pero’ almeno l’esperienza è servita per un primo contatto con il mondo della televisione. Abbiamo scoperto che Daria Bignardi ha un blog e abbiamo conosciuto Laura e Giancarlo (pure lui ha un blog) della redazione.

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Valentina et moi, nous allons essayer de vivre avec un budget de 100 euros par personne pour tout le mois d’avril. L’idée est de démontrer qu’on peut très bien vivre et manger en dépensant très peu d’argent et, par conséquent, contredire l’idée assez répandue selon laquelle nous travaillons plus pour vivre mieux. Mais encore : pourquoi tu fais ça, Francesco? Depuis quelques mois je fais des expériences autour des notions d’accumulation et de surconsommation au sens large. Ces expériences, très hétérogènes entre elles, ont en commun une approche minimaliste du travail et de la vie personnelle. Je suis intéressé par les effets de la privation volontaire d’informations, de bouffe, d’argent, de travail et d’architecture. Je crois que dans ce moment de crise globale la priorité est de créer des espaces et des temps libres (ou vides) pour réfléchir ensemble à de possibles solutions d’avenir. Dans l’ère de l’abondance, pour créer du vide il est obligatoire de se priver des choses.

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La giornalista Candida Morvillo, in seguito al suo articolo su “Sette” del Corriere della Sera ha rielaborato la storia di Valentina e pubblicato questo articolo il cui titolo potrebbe far pensare che anche noi viviamo con 200 euro al mese, come mi hanno fatto notare alcuni miei conoscenti. Non è cosí: non siamo cosí fighi da riuscire a vivere a Madrid e a Parigi con 200 euro al mese. E soprattutto la nostra pasta non è “richiestissima” com si dice nell’articolo, visto che il progetto è ancora in fase embrionale ed attivo esclusivamente in fase beta tramite invito.

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La giornalista Candida Morvillo, che mi ha intervistato a gennaio nell’ambito della sua ricerca sul fenomeno del #downshifting, mi ha gentilemente girato il PDF dell’articolo uscito qualche settimana fa sul settimanale Sette del Corriere della Sera. Ecco come racconta la nostra storia, con qualche piccola e divertente imprecisione. Il titolo però è bello: “Da architetto a nuovi progetti”.

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Je cherche à louer un appartement à Paris avec ma copine. Il y en a qui vont être surpris mais non, vous n’avez pas mal compris: j’habite aussi à Madrid. Et en Italie, aussi. C’est ça, je suis nomade, ou plutôt #knowmad, un nomade de la connaissance et de la creativité. Avant d’être comme ça, j’ai vecu à Paris pendant 10 ans et on m’avait toujours dit qu’il etait impossible d’y trouver un appartement sans avoir un CDI. Parce que à Paris pouvoir payer un appartement ne suffit pas, il faut aussi que le propriétaire te fasse confiance et, pour l’instant, nous n’avons pas trouvé mieux qu’un CDI pour générer de la confiance. Et alors, pendant longtemps, j’ai eu CDI. Mais maintenant je ne suis plus salarié, puisque même Mario Monti a dit que c’est ennuyeux et je suis d’accord avec lui.

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Pues varias cosas…Hace un par de años la gente no entendía muy bien cual es mi trabajo. Ahora, además, no se entiende muy bien donde estoy viviendo. Así que me parece importante, por hygiene mental (como diría Alfonso), dejarlo claro: estoy viviendo sobre todo en París, en Madrid y en Italia. Es importante añadir que, utilizando la terminologia #knowmads, mi campo base se encuentra actualmente en París, es decir que es aquí donde paso la mayoría de mi tiempo y donde me considero más estable. Sin embargo no me encuentro completamente a gusto diciendo que vivo aquí porque esa expresion excluye que pueda, al mismo tiempo, vivir en otras ciudades. Ah, para quien se este preguntado: sí, tengo un sitio para estar en Madrid, uno en París y uno en Italia. Por cierto, lo de Madrid es super interesante: es una experiencia de networked housing llamada LAGUNA. Ya os contaré más dentro de poco, de momento solo he adelantado lo de QUARTO.

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Qualche tempo fa ho annunciato in questo discussissimo post che avrei smesso di lavorare o quasi. L’espressione “smettere di lavorare” è volutamente inesatta e tale inesattezza, oltre ad aver creato qualche giustificata incomprensione (potete leggere questo interessante thread di commenti su facebook), è stata utile per scatenare un dibattito che, con mia sorpresa, ha dimostrato che l’argomento è molto sensibile (le visite del mio poco visitato blog si sono letteralmente impennate). Sono impegnato da mesi in questa ricerca sull’equilibrio professionale e vitale, e ho già spiegato come per me smettere di lavorare sia, in un certo senso, un modo per fare meglio il mio lavoro, o comunque un modo per esercitare il mio impegno etico rispetto al mondo. Cerco di ri-spiegarlo.

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Smettere di lavorare. Qualche mese fa ho annunciato su questo blog che sarebbe stato il mio progetto per il 2012. Detto, fatto. A gennaio 2012 ho iniziato a smettere. E ora voglio raccontarlo qui. Cosí, per vedere chi c’è dall’altra parte. Ammetto anche che ieri mattina, mentre iniziavo a scrivere questo testo, ho avuto l’impressione di essere sul punto di pubblicare un post molto pericoloso. Ma comunque andiamo avanti. A voler essere precisi, non ho proprio smesso di lavorare. Si tratta più che altro di lavorare in modo molto diverso, di rivedere radicalmente l’equilibrio fra il lavoro e il tempo libero o, come preferisco dire io, l’equilibrio fra il tempo in cui sono occupato e il mio “tempo vuoto”. Il vuoto per me è molto importante, sia nel tempo che nello spazio. Forse, mi dico, perché è nel vuoto che inizia la creazione. Ecco: a me sembrava che di questo vuoto ce ne rimanesse sempre meno e comunque a me non bastava. Ho deciso quindi che il 2012 sarebbe stata l’occasione per riaverne. Vuoto nello spazio, semplificando la mia vita e riducendo gli oggetti che mi circondano; vuoto nel tempo, svuotando la mia agenda.

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